I nipotini di Lucio






In quell'osteria

- un po' fuori tempo - ai bordi

d'un borgo dove correranno camion

carichi di ghiaia e sabbia,

rivedere quei volti che lasciano sempre

patine di ghiaccio sullo sguardo,

brividi nella memoria sulle sponde

del fiume tra sciabordii di costellazioni.

Sul pavimento scivolano scarafaggi

mentre si contemplano monoliti

come esili fili nella nebbia,

gazze in amore volano sfiorando

reti di ciliegi ormai sfioriti,

maturati al sole.

I nipotini di Lucio

si specchiano nel teatro della Piazza

sussurrandosi sospiri,

avvinghiati ai loro danè,

vivendo al 25% sbuffando

sorrisi controvento:

quando già i giocatori salutano la curva

tra fischi e plausi si stende in un'ombra

lungo la schiena a inseguire i passi

d'un feretro già scomposto in atomi.

Parole d'un curato di campagna

sentite nell'odore d'incenso,

in un corteo sfumato nella luce.















Ted




Ted gioca coi suoi versi di lego

componendo castelli

sotto un cielo di vescica di seppia:

una mantide striscia passo di serpe

sulle corde della pelle

rotolando dietro raggi di luna.

A San Giovanni davanti una biella

di tortelli s'attende la notte

rugiadosa che specchia cuori di noci:

crani vuoti conficcati nella terra

rafferma s'eclissano al primo sbatter

di ciglia del mattino.

Mezziuomini danzano in una Terra di Mezzo

contemplando bambine sognate in stagioni

sugli usci, oltre ponti su letti in secca

che ammantano di rena le scarpe.

Brillano le gote d'un santo

sul disco di Piero Ciampi:

fischiettando "Livorno" quando i bar si gonfiano

e scorrono i titoli di coda d'una commedia

di Pietrangeli, foglie d'autunno

tra bianchi camici.















Tuorli di luna




Svaniscono in un pantano di polvere

le voci della memoria,

tuorli di luna abbarbicati davanti

ad un videotelefonino coi cervelli

climatizzati in un ventre di gelo.

Formicai di pensieri brulicano

per le strade:

 

"Ci rubano le donne!"

"Non sopporto quel sapore acido della pelle!…"


In un archivio di primavere spulciare

carte impagliate dal colore del tempo:

emozioni dattiloscritte ora mano tremula

sotto un sole a picco pendente su ponti.

Si mescolano odori tra aspirazioni

lancinanti e gomiti verdi ancora umidi

scorsi nella freccia d'un finestrino:

astri di libellule - prigioniere nel vento

d'Elettra spirante su cuti -

e mosche assordanti lasciano un canto

notturno di rane: rantolo in un letto di vetro

lontano la musica da balera d'una sera.















Tempi moderni




Un cimitero d'automobili

dove c'era un coagulo di papaveri:

campi di granoturco asfaltati

da una nuova rotonda sulla 494,

dall'ultima fabbrica di scarpe

crocifissa nelle tasche.

 

"Nome senza risposta."

Invio! Rubrica! …

Il Signor Toso ciucat

davanti ad una birra gelata

che brina di malto lo stomaco:

quella erre di Riverenza un po'

bigia non intimorisce in questi tempi moderni

avvinghiati a qualche catena.

Si dovrebbe fuggire da suore e sciantose

in tinelli viziati dal troppo olezzo

di sudore, fumo stantio sulle vetraie.

Vedove nel vento su biciclette portano

fiori mentre c'è chi amoreggia - nella vigna -

o chi giocando sui tetti si rimira

i capillari forati su pire.

Rimanere sauro sopra mattoni rampicanti

a cogliere la canicola d'agosto

dinanzi un altro sorriso di bronzo:

pizzicagnoli - all'ombra della galaverna -

volano come merli sul trespolo d'avorio.















Agosto lomellino

 




Ti piace essere venuto a questo mondo?"
Bamb. : "Sì, perché c'è la STANDA".

Andrea Zanzotto

"







Il sapore di detersivo sui lenzuoli

nelle sere d'estate si confonde

con gli squittii dei giardini:

colano lampi dalle finestre

rischiarando muri.

Alla festa dell'Uomo Satiri Danzanti

sudano sotto una Messalina dell'est

in fuga da cuspidi - un tempo- auree

e ai bordi delle vasche si crogiolano

ossidiane su rotative di carta riciclata.

Si scrostano attorno un nastro rosso

affreschi d'Intus Vinea e dall'umido

delle marcite s'edifica un altro iper-super-

maxi-centrocommerciale.

Mortara - nomen omen - col suo mazzo

di pensionati sotto una lea di betulle

e quando scocca l'ora delle sagre

si colgono i salamin d'la duja dalle olle

e si mescolano risotti di fegatini e coratella.

S'allampano le luci della città

tra vagabondi e ultimi turisti seduti

a San Giuanin d'la Pumisella

con una carrellata di gelati sulla piazza.

Falene controvento nel proiettore

tra cineforumisti della domenica:

senza Lungo Fucile un'altra Little Big Horn

tra neri pozzi di sabbia.














Epilogo





Quelli che hanno letto un milione di libri
insieme a quelli che non sanno nemmeno parlare…

Francesco De Gregori

 












Rogge secche non più ruggenti

per la rugiada dell'ultimo temporale

s'intersecano tra strade assolate

di sporadiche biciclette e serrande calate.


"Eh, il monopolio culturale dei comunisti!"


Voci lievi in un panorama di gossip

stucchevoli d'editoriali tra tribunali e lettere

ancora palpitanti di sudori.

Risate obese in quella balera lomellina

dove il clangore di rotaie si mescola a musiche:

la Signorina Tristana ovvero stille stinte

in una notte ferragostana davanti ad uno specchio

che deforma stagioni.

Dalla finestra chiazze di verde maculano l'aria

e spuntoni di piracanta graffiano un cielo

zebrato di calura:

si vorrebbe in una valigia (forse una 24 ore)

rinchiudere la forza d'un Don Mazzolari

o il suono arcano e misterioso della lingua di Albino Pierro

e tra un curioso - Happy hour! Happy hour! Sabato

un altro "sfattone" ecstasiato steso alla stazione

….anche il 2 agosto.








da Bitume




© Luca Ariano