Newsletter
di Dicembre
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dal sitowww.chiaradeluca.com
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Si avvicina la fine dell'anno. Dunque mi è venuto in mente di fare un (almeno parziale) bilancio, però solo delle cose belle. Ho radunato i libri che mi hanno fatto compagnia, gli autori, italiani e stranieri, di cui mi sono in qualche modo occupata, e notavo che non ho abbastanza posto sulla scrivania... ne ho scelti alcuni, da segnalare qui. Perché i libri, sono doni che vien voglia di condividere. Questa newsletter potrebbe continuare, e chiedo anche l'aiuto di chi passa di qui, e abbia voglia di segnalarmi voci, autori, italiani o stranieri, libri, eventi, incontri, cose... Chiara De Luca |
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C'è soprattutto una cosa che spesso colpisce molto leggendo alcuni giovani che hanno già un percorso poetico definito alle spalle, ed è la mancanza di élan vital, la rassegnazione, la chiusura cinica che non lascia spazio alla speranza, che toglie nerbo a poesie pur spesso finemente cesellate e oggettivamente "riuscite". Se questa cappa di pessimismo senza uscita, questo raggomitolarsi nell'io colpisce nella poesia di poeti già affermati, a maggior ragione spiazza nei testi di poeti giovani, e potrebbe indurre a sospettare che si tratti di una posa, forse anche in parte inconsapevole, di un compiacimento non del tutto sincero. La cosa che più sorprende è che alcuni giovani paiono già dediti a un epigonismo di maniera, a rischio di divenire in breve epigonio di sé stessi. Un testo può essere formalmente impeccabile, ma se manca di anima, di sangue, di esperienza, rischia di lasciare indifferenti. [...] Chiara De Luca
"Poesia", Anno XIX, Novembre 2006, N. 210 |
Vetrina Libri
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La materia cui
Alborghetti ha messo mano con questa sua opera di poesia, di particolare
intensità e singolarità [...] Riguarda infatti gli esclusi,
gli emarginati, i fuggitivi, i “sans papier”, [...]. Problema spinoso
del nostro tempo, [...]. Giampiero Neri |
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Versi appuntiti ed esatti, questi di Corrado
Benigni. Versi che tentano - con risultati eccellenti - di dare un
perimetro alla materia incandescente del trauma, di conferirgli un ritmo
fermo di constatazione. Milo De Angelis |
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Con ragioni della sete siamo di fronte a un libro che getta le sue fondamenta sui corpi in movimento disarticolato tra fiamme e righe di quaderno, un libro in cui l'amore circola in terra, è elemento genetico e palingenesi, rivoluzione battesimale, scempio molecolare che crea - anzi fa - l'altro con le proprie mani e non si cura di far metafora, dice di un sangue letterale misto ad acqua di mare nella quale il corpo cresciuto per essere riscritto con la lingua adolescenziale degli amanti. Sabrina Foschini mette sulla tovaglia arricchita dall'uso delle sue pagine le mani prensili di due che rubano l'amato prima di dio, lo colgono da vivo dalla uterina caverna di platone alla morte.
Maria Grazia Calandrone
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Una distanza immedicabile? È ancora possibile la poesia? E prima ancora, che cos'è la poesia, quale posto ha nel divenire del mondo? Questo nuovo libro di Stefano Guglielmin, certamente il più stilisticamente maturo e complesso, dà una risposta sconcertante, ma che nella sua persuasività sembra essere l'unica possibile, anzi, sembra essere lì da sempre: la poesia è ancora possibile proprio perché è il divenire stesso del mondo, è l'emblema stesso della continua lotta che caratterizza gli opposti che fanno essere la realtà. Giovanna Frene
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Artico: un mondo invernale - in molti testi il paesaggio di neve del nord estremo - dove però resiste una vita di piccole genti. Scenari fiabeschi, prevalentemente di carattere nordico, ma anche con elementi del mito classico, sempre però in una declinazione notturna, con la crudeltà estrema e insieme con il filo di salvezza che caratterizzano la vera fiaba. La lirica di Francesca Matteoni s'impone per una viva figuratività (ma composta in un tutto coerente, risolta in una narrazione e insieme per una grande carica emozionale. Un'emozionalità che implica fortemente il soggetto poetante senza tuttavia risultare ancora schiacciata dall'immediatezza biografica. E che proprio per questo si rende più efficacemente comunicabile. Vittorio Biagini, Andrea Sirotti |
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L'esperienza
della pioggia "è anche un libro di ricerca sul significato della
parola", "un lavorare di stomaco per un dire semplice, che
volutamente sta negli interstizi delle parole, se ne occupa in silenzio e
se ne sporca", perché "dovremmo sedere attorno alle cose / alla
loro vera posizione / come dei messaggeri su un vecchio sentiero / che
riposano / come gente che conosce ciò ch'è scritto / senza la finzione
che muove la voce". Chiara De Luca, in "Poesia", XIX, N. 210, Novembre 2006
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Un libro come un
viaggio, formazione di un'identità poetica in continuo divenire, rito
iniziatico a tutti gli effetti, "più primavera che paranoia". Ivan Fedeli |
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La poesia di Alessandro De Santis è quella dell'essenza del messaggio e dell'urgenza di comunicarlo; lo si evince non solo dalla brevità di molti testi, ma soprattutto dalla presenza di tutti quegli elementi che portano l'autore a confrontarsi, non tanto con la vastità della materia e del pensiero, quanto con la sua profondità. Una scrittura ridotta al nocciolo, alla ricerca del centro nevralgico attorno a cui ruota il discorso, dove poco o nulla è lasciato al contorno, alle periferie della forzatura linguistica. Il lavoro di potatura dell'eccesso si distribuisce su molteplici livelli, dai nessi tematici, al tono del linguaggio, alla naturalezza degli artifici. Il lettore ha l'impressione di trovarsi al cospetto di un panorama notturno; luci lontane della città invisibile della verità: "La verità è una città invisibile... Senso segreto degli oggetti / a ovest dello specchio..." Cesare Oddera |
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Vera Lúcia de Oliveira "parla in due lingue da sola", affida al vento un messaggio, invita attorno al fuoco parole, chiamando "le cose ad accompagnarle". Ed è così questa poesia: non un mero tentativo di nominare, bensì un evocare le cose mediante la scelta accurata di parole "semplici", quotidiane, dirette, eppure vibranti, sospese in una tensione continua, che ne accresce le potenzialità iconiche. Chiara De Luca
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(illustre) PREFAZIONE Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all'esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v'è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le sue radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell'ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell'ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice "io devo" questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. [...] E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita. Un'opera d'arte è buona se nasce da necessità. Èn questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v'è. Suo devotissimo
da Lettere a un giovane poeta |
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C'è in questi testi un desiderio forte di comunicare, un'apertura completa, senza nascondimenti, senza il facile e all'apparenza furbo ricorso a orpelli letterari e abbellimenti linguistici. C'è un linguaggio accuratamente vagliato, che coniuga la materia linguistica del quotidiano con l'equilibrio formale, la ricerca stilistica e la potenza evocativa, fondata su immagini nitide, forti e precise, luminose, anche nella loro intermittente oscurità, al punto da essere a volte insopportabili. Dunque efficaci, reali. Chiara De Luca |
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Il lavoro di Alessandro Ramberti pare costituirsi in parti di un unico discorso che non si esaurisce in questo libro, ma che caratterizza tutto il suo operato. E il percorso non è certo dei più semplici e dei più accettati: Ramberti indaga costantemente, più o meno in maniera celata, col proprio senso religioso, dimostrandone tra le righe l'esigenza, o meglio ancora molto spesso la totale necessità. E questa sorta di "carità" pare prendere i testi, condizionando i rapporti e le interazioni. Matteo Fantuzzi |
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Ecco allora che, anche se siamo tutti "rinchiusi asetticamente pressurizzati" e forzati "contra naturam" a meccaniche precipitazioni, come era scritto in una precedente raccolta, il poeta dimostra di rientrare nel novero di coloro per i quali la poesia è ancora fedele rappresentazione dell'umano, di un vivere che non teme le gioie e i dolori, e soprattutto accoglie la molteplicità come dato non aprioristicamente positivo, ma che sarebbe un crimine rimuovere. La poesia sembra dirci Cogo, nonostante il mondo in cui prende vita, non può mai essere impersonale.
Sandro Montalto |
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La poesia di Martino Baldi è prima di tutto «chiara», estremamente diretta, immediata, eppure non «trasparente», perché percorsa da venature che la striano, porte a scomparsa, o botole mimetiche sul palcoscenico, che lasciano ampio margine alla riflessione (o interazione) dello spettatore-lettore. Il suo intento pare essere prima di tutto quello di comunicare, di schiudere per gradi, e infine aprire (o squarciare) un sipario, lasciando che sia ciò che nasconde a mostrarsi da sé. E Baldi non mette in scena il proprio universo interiore, né la propria esperienza individuale presa nella sua unicità ed esemplarità. Piuttosto lascia entrare in scena il mondo da cui si lascia quotidianamente avvolgere e assorbire, a tratti annichilire. In Capitoli della commedia l’esperienza del singolo si incontra (e scontra) con quella collettiva, lo stato d’animo emerge dalla restituzione del dato oggettivo, dalla caratterizzazione accurata, per gradi e sfumature, dei suoi cari, dei vicini, degli abitanti della «Casa gialla», della gente che incontra sulla strada. Chiara De Luca |
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Il male inconsapevole, di
Alessio Brandolini, mi ha colpita sin dal titolo, e le mie aspettative non
sono state deluse. È un libro molto intenso, che fa pensare, un libro che
sommuove e che "disturba", un libro che scava. Perché
Brandolini si addentra nelle zone oscure del reale e di se stesso, visita
con coraggio le zone d'ombra, sfiora l'inconfessabile, va a fondo nel
dolore, si confronta con la morte, la malattia, la sofferenza fisica e
spirituale. Il tutto con un linguaggio accessibile, chiaro, immediato,
eppure elegante, nel fluire armonioso del verso, che spesso sfocia in
intermezzi di prosa poetica, in cui il difficile equilibrio stabilito
dall'accordo iniziale dei versi non è rotto neppure per un istante. Prosa
e poesia si alternano, senza confondersi, quasi duettano. L'accensione
immediata, verticale, della poesia incontra così l'andamento più
rettilineo della prosa, senza spezzarlo. E la prosa svolge l'intuizione
poetica senza mai rivelarla del tutto. Chiara De Luca |
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Voi sapete cos’è La Merca? È un marchio. È un Massimo Sannelli |
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Una scrittura che affonda, non solo per istintiva
natura ma per scelta volontaristica, le sue radici e le sue ragioni nei
processi mentali e razionali del soggetto cogitante, ponendosi come
rassegna dinamica delle immagini privilegiate del moto e gioco
intellettuale, è quella di Alessandro Assiri. Paolo Ruffilli |
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Papier Mais, di Francesco Randazzo, è un libro che si estende ben oltre il piccolo formato e la brevità dei testi che lo compongono. È un libro che dura ben più del tempo della sua lettura. Lo abita un’ironia acuta e intelligente, che ti porta al sorriso o al riso, per poi smorzarlo e lasciarti a riflettere, a lungo. Come giustamente scrive Stefano Martello nella sua introduzione, Papier Mais è un’opera colma di umanità. Ed è un’umanità intesa nel senso più profondo del termine. Non si tratta dell’ostentato buonismo ipocrita e falsamente tollerante di chi guarda al mondo da una posizione di auto proclamata superiorità ora bacchettante, ora assolutoria. Si tratta piuttosto dello sguardo sofferto e partecipe di chi la realtà vuole coglierla nelle sue sfaccettature paradossali e contrapposte, eppure compresenti in un precario equilibrio che è in gran parte costruito su giochi di ruolo e di potere stabiliti dagli esseri umani (es. Un sindaco, La regola dell’alternanza, Il funzionario); e sulla mediocrità della massificazione acritica dei comportamenti (es. La vita quotidiana dei Vikinghi, Se non ci fosse l’America, Reality show). Chiara De Luca
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TRADUZIONI
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ANTOLOGIA
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