MONDO SCONOSCIUTO
Eccetto il mondo conosciuto
il resto è un pallido puntino
pronto a diventare immenso,
un senso trascurato,
un dilatarsi improvviso di universo
attraverso il piccolo foro
scoperto casualmente fra le cose,
è un gioco che trovi lì
nascosto dietro
con la faccina strana
di chi è incognita sospesa.
E' quel suo fischiettare indifferente
che alle volte attira l'attenzione,
quella sua fredda distanza da spezzare
che invita a fare il coro
a corrergli incontro
per leggere sulla pelle le parole
ed ascoltarne il canto.
Una fisicità richiesta
un'esigenza sorda
una pulsione che segue
il filo misterioso che porta al definito
l'indefinito intanto
non si sgonfia,
mantiene inalterata
la sua forma piena
da esca viva,
come uno specchietto lucido e brillante
dal richiamo insopprimibile
violento, seducente.
L'ANORESSICO INCONTRO
Non riesco più a guardare quel gracile spirito turbato
filiforme profilo minacciato dal vento
che procede a stento
come a stento riconosce la corporea natura,
quasi vorrebbe annullarla
e mischiarsi di sola anima tra i flutti dell'aria.
Non riesco più ad accettare quella triste tragedia
ancora incompiuta,
ma già scritta da tempo, nella sua mente
con l'indelebile penna di un falso giudizio
di chi si vede ingombrante, pesante,
di chi si sente superfluo,
tanto da dover vestire di sole ossa cave pulite e trasparenti
ove si possa scorgere un cuore snello anch'esso,
perché malnutrito d'amore.
Vaghi comunque per i sentieri della vita
senza curarti di nulla, come se tutto fosse normale
come se il dissociarsi dalle membra
conferisse un giusto appagamento
e permettesse agli occhi stranieri e curiosi
di penetrare senza danno quella minima sagoma
di una presenza leggera che presto volerà.
Quando questo accadrà, io ti seguirò con lo sguardo
come osservassi un palloncino sfuggito
gonfio di nobile gas
che s'alza veloce, finalmente privo di gravità
finalmente libero,
nel raggiungere le alte nuvole panna
per sottrarsi alla presa egoista
di chi ti trattiene solo per un breve gioco che stanca.
AVREI CAPITO
Quali siano le lacrime giuste
o il sorriso sbagliato
oppure l'emozione tradita in un fiato,
l'avrei saputo forse in quel mare di pace
dove tutto fluttua, ove tutto tace.
Come siano le parole vere
o i pensieri corretti
oppure i sogni che sembrano perfetti,
l'avrei capito forse in un cielo di luce
dove tutto aleggia, ove il significato si adduce.
Avrei capito forse,
ma non sarebbe stato così
umanamente dubbiosi, realisticamente fragili
e non saremmo mai stati qui
viaggiatori curiosi
soggettivamente labili.
DOPO IL ROSSO LE OSSA
Rotolano i secchi noccioli di ciliegia
privati del vermiglio
sospinti dal vento senza più polpa,
approdati sul ciglio.
Ruzzolano gli anni dell'uomo
seccato il suo sangue amaranto
succhiato dal tempo
forse tra il sorriso o forse nel pianto.
Perché è morale tiranna
perché non cambia perché mi azzanna
così laconicamente retorica
se sono già conscio
che dopo il rosso non restano che ossa.
VITA MODERNA (CON UN CERCHIO ALLA TESTA)
È rapido il tempo e scappa veloce
a bordo della giostra traccio cerchi continui
isterici, audaci
che la testa perde equilibrio
e ronza e tuona
scoprendo un mondo distorto
anche più tondo
fotogrammi, sequenze troppe e confuse
psichedeliche immagini
che si rincorrono e sovrappongono
tanto che nausea mi assale
e prevale sul conscio proposito
di un altro ritmo, di un altro gioco
senza quel fastidioso cerchio alla testa
e per un viaggio diverso da questo.
EUFORIA DELL'ESSERE
Vibro di umore lesto
sguazzo di euforia dispersa ritrovata
e tra il chiarore si alza imprecisato
un volo di ali nascoste,
il mio fulgido pensiero nuovo ora riemerso
inebriante e appena sussurrato:
" non conoscerti
è come lèggere
quei volatili fraseggi rapaci
emessi senza voce
scritti sulla corteccia d'alberi sperduti
senza un tremore
senza inalare i freschi respiri lunghi
correnti ingenue della sorte,
senza mai versare giù
parole belle a valle
capaci di incollare le inutili distanze vaghe aperte
tra porte non volute
insinuate fra i tesi lembi glabri
liberano vita
dita socchiuse e lievi nodi,
tra lo schiudersi di labbra
vuote e screpolate
da baci mai portati
"
ecco che sei tu
euforia dell'essere,
l'inaccessibile promessa vana
riposta nel cassetto più alto sigillato,
premessa astratta
sei tu speranza, salvezza
un'illusione distratta, calda e transitoria
tepore e amore una carezza,
sei l'indistinta enfasi profusa profumata
del tuo candore,
sei la dolcezza implosa
lo schianto sordo della gioia
lo schiocco secco del mio cuore.
HO VISTO NEBBIE
Ho visto nebbie pesanti e dense
di sbuffi bianchi scapigliati,
banchi velati precipitare a terra
senza tocco, senza un corpo,
poi lievemente dissolversi fra i campi nudi
senza un rumore.
Ho visto la nebbia sospesa pallida
coprire ogni cosa, riempire spazi
ed ogni posa "vitruviana" disperdersi nel nulla.
Ho visto la nebbia ballerina
danzare lenta al ritmo di walzer
annullando ogni profilo statuario
ed ogni singola traccia calpestata dalla vita,
cancellare i soliti tratti solidi del mondo
accecare occhi di volpe
disorientare vispi rapaci
come fossero loro stessi prede
e lepri non più tese abbandonarsi serene
fra le sicure braccia invisibili protese.
Ho visto nebbie lattiginose levitare sopra alte
sospese estese e solitarie
leggere umide e annoiate,
già con lo sguardo fisso
proiettato nel proprio stesso vuoto
del proprio angusto abisso malcelato.
Ho visto un districarsi di soffici nodi,
morire la nebbia in volo
il terminare d'assenza,
poi
tra un riapparire familiare d'elementi
riemergere l'esistenza
e recuperare il moto.
SARA' VECCHIAIA E POI FINE TERRENA
Figurarsi più avanti dell'età raggiunta
traccia di sé
stessa impronta allungata,
è ovvio gioco masochista.
Proiezioni essiccate
avvizzite
quasi un approdo,
garofani freschi sempre spero
poi davvero lapide obliqua
infossata dall'acqua piovana
che frana ed implode
dove già noi
futura cenere di franata esistenza stiamo.
Dicono si riposi
nel silenzioso campo
dai lunghi cipressi al cielo.
SONNAMBULO
Questa sera che è piena di stelle
la luna non dorme da sola
ma anch'essa risplende,
in un cielo infantile
che ha paura del buio.
Questa notte,
è quasi sole che abbaglia,
così notte irradiata
che non avvolge di buio cenerino
e non turba d'angoscioso abbandono,
ma riflette sui tetti
un sogno adamantino di pace,
che loquace
intrattiene qualche sonnambula ora
vuota di sonno
mentre io sorreggo una candela
pronta a terminare piano,
senza rimpianti,
quasi fossi io
un anacronistico spettro nostalgico
a caccia di luce fioca,
affamato di vita da sempre
e qui la trova.
BELLA SEMPRE
Sei più bella
se taci,
quando tuffi lo sguardo
smarrito
nel profondo vuoto del silenzio,
quando liberi i pensieri a farfalla
in un lento sbattere di ciglia.
Ancor più bella se parli,
quando socchiudi le labbra
marcate
dai colori vivaci del fuoco
e se getti parole a valanga
nella valle che ridonda quel suono.
Troppo bella se dormi,
tanto che anch'io da sveglio
sogno pace
e mentre ascolto il silenzio
riesco a fissare il tuo viso
senza avere il timore che scappi.
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