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Vivere a Ferrara
Vivo fuori scena. Ma è bello non
far parte del gioco,
Ritorno al mare
Ritorna sui numeri dei
binari un'antica matematica
di arrivi e partenze, è ancora un gioco contare i minuti per
le coincidenze, da bambino sempre sognavi
di fuggire da Ferrara per tornare
al mare. Nato sull'acqua oggi ti parrebbe di
tornare laggiù ma non sai se i ritardi
siano fame di arrivare
o paura di scoprire
che tutto quell'azzurro
è evaporato
e si fa sempre più
stanco e lento accudirti, rivestirti,
profumarti, questi gesti di antica
confidenza o forse finge e a volte
riesce a farsi credere unico
e fedele, deciso a restarmi accanto
per amore solo per amore,
e non perché
non sa dove andare. Ma intanto mi lasci
qui a ricordare il giovane Dio che eri, che non aveva caldo
né sete e pattinava leggero
sul ghiaccio del Nulla cantando senz'ombra, senza colpe da temere,
il bel niente che eri senza eco di me, immune da questa leucemia dell'eternità
che mi beve il sangue. Sei la mia subdola malattia,
Dio mio, dall'argine consumato
del mio tempo.
ma di quali doni ricompensa
La gioia della meraviglia il sollievo di aver
già in partenza da gran signore del
tempo, la leggerezza di saltare
corsia non appena scorgo la
fila del buon senso, lo spettacolo della
vita da fuori campo, fuori
linea, eretico da niente, che gioca coi segnali
delle parole, e inaugura mondi con gli alberi dalla
chioma sotto terra e le radici
per aria, a prendere confidenza con gli errori del vecchio
Dio, che non ci vede più
bene
più di mezzo
secolo fa, il suo stile è
superato, oggi l'avrebbero disegnata
più severa, come una vecchia fortezza
medievale, pronta a resistere ai
pirati del mare. salva le forme partorirle
già antiche, per non essere divorato. l'animale mia vita in
altre forme, fiuto la trappola in
cui sono caduto E invece nemmeno più
leggono le parole, aprono un libro se ricco
di immagini, non sanno più
cantare la cosa ad occhi chiusi.
sparando ad una ad una
le parole. s'innalza la gloria
del Poema. nell'annuncio dell'altoparlante. Quella voce puntuale
cade sull'anima Mi cattura una nuova
pausa, nella successione degli
anni, subito mi sento in colpa come se avessi schiacciato camminando una città
di formiche. Non c'è posto
per il vuoto dicono che ti pentirai di non aver profittato
del tuo tempo ! Ma nessuno ti aspetta
per rimproverartelo, come non spetta ricompensa
alcuna al cacciatore d'aver
centrato la parola con la mira esatta della
mano. A Fiore
eccone subito un'altra. Molti compagni di viaggio
sono già caduti, al risveglio dal sogno
cresce la vergogna di portare dentro un
segreto tesoro che non so più
a chi affidare. mi ha guardato e mi
ha detto "nessuno è
più ricco di te". Alla luce di quel lampo,
dall'alto ho visto un
paesaggio infinito senza più
montagne. Forse ero arrivato,
forse ero salvo ? M'è sembrato
di colpo d'essere offerti come gli antichi
sacrifici il cui profumo si perdeva
in alto nei cieli, cercando il favore degli dei.
i vagoni di seconda
classe, i depositi di biciclette
incatenate a pali, la gente che aspetta
in coda un autobus e intanto scruta lontano e non vede nessuno arrivare. Ma a volte mi sorprendo
a guardarmi in specchi diversi e
più antichi quando rileggo un verso
che mi folgorava trent'anni
fa, "Felicità
raggiunta si cammina per te sul fil di lama"
Ecco, a cinquantasette
anni la vecchia voglia d'incanto
mi riprende di chiamare e dirteli
quei versi che mi fanno ancora
tremare, ma sarebbe lo stesso
errore anche con te, non aver ancora imparato che fugge la gioia dal
tuo nome e non si cattura la
tua ombra.
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