Una meccanica celeste








I



Come la notte li disperde

beve quell'alito ostinato

qui i passi intorno serra

un dolce fuoco se il viso

porta un'aria affollata

per gloria di lungo

desiderio.












II




Si adorni di un fulgido

lembo o dai giardini

che, lacuna, divide

nel battito s'interni

dorato dal fogliame

più largo d'ogni fiore

il suo sonoro ricevere.












III




Circola attorno ai bruni

corpi non so che minaccioso

profumo o sarà questo letto

di grappoli e foglie

l'intatta trasparenza

della luce.












IV




Sotto nessun azzurro

si snodi la saggia

radice: prenderà come un mite

sfolgorare nel rigoglio

vasto di un meriggio

che ancora si apre

e ne trema.











V




L'immobile sereno che vedemmo

fiammeggiando mutarsi in nessun dove

accoglie adesso un vento nero

di devote forze dispiegate

un cammino pesante sui bordi

si esali o deplori il mattino

il tuo presuntuoso tesoro.












VI




Per una calma palude

mia monotona patria

serbiamo l'incanto di vetro:

vanno sparsi

i sospiri estranea voce

nel piccolo bosco tosto

che s'aggiorna.












VII





Dal puro cielo in cui vibra

mette fuori a quel novo

dovere tutta l'iridata

famiglia si torce senza

un senso la gelida beltà

dirai conflagra il bianco

dei bei corpi sottili.












VIII




Ondeggia in riposo

l'inviolato catino

festeggia il fiorire

di luminosi giorni:

sopra le ali accorta

sulla fresca riva discende

come un innumerevole accadere.












IX




Per quale delicata

concentrazione s'intrecci

l'esitante lotta gioiosa

o come nel bel ramo

si annidi e il campo illustri

questo raggio sospeso ora insegna

chi m'agghiaccia in un punto

e mi riscalda.












X




Consuma il fondo del cuore

per finti ripari s'affoglia

mille volte tentato di fuggire

e un non piccolo segno

così per durare nel mondo

che fa chiara la notte

compiuta calma celeste.