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L'agguato
Invece si arrotola
la strada, in punta di lingua
gettando il nero invece
o parlando di sé.
Ma non basta passare
o toccarsi
o venire
o niente di questa meraviglia attorno
e cercarsi nelle linee, nei libri, non basta
guardare per essere guardati
o morire invece
i ponti lussuria crepitano
nei camini
come foglie secche.
da Fascinose estroversioni, Quaderni di poesia, Gruppo Fara. Bergamo,
1985
1981 - 1984
Certo la pioggia
Certo la pioggia
alza l'attitudine alla pena,
lume
che piano arde il movimento, che divora:
dalla finestra
una nana occhiata alle voci morte,
l'agonia protesa all'oltrevisto
-----------------------all'oltrenotte
al gomitolo uccello del mattino,
ma ora-qui la poesia
----------------insegue la poesia
insegna da inseguire la traiettoria obliqua
il pendolo del senso, insegue non ora-qui
la bocca che succhia
l'appetitoso concetto che insegue la poesia
-----------------------------che corre indietro
alla domanda
-----------------------------che
ripete l'evoluzione
fino alla morte.
L'impasto dell'origine
Va nuvola cicatrice
incontro un cielo d'erosione
aderisci e placa questa tetraggine
convergi
l'arco alla sommità, e l'aria
che scintilla, vibra e svapora
che si staglia a ritroso verso una terra
penosa: oh
------------immagina il salto
------------------------dal pensiero alla
foglia,
------------------------la mia
------------------------tanta golosità di tatto
------------------------tutta germogliata!
Dove lontano marea intorpidisce,
si torce al verdesporco
l'orizzonte opaco della notte
e dipana, illeso
nella sua vasta intimità.
da Logoshima, Firenze Libri, Firenze, 1988
1985 - 1987
Io fatica
e migra
1
io grumo s'inforra
nel più penoso dei vuoti:
nel corpo come miseria
o cibo, là dove delizia spreca
in gabbia la sua polpa
2
alla leva che
volta
in luce il vuoto dell'occhio
io preferisce l'orfano gridare
e darsi in cibo a chi soccorre
3
pur fidandosi
all'incantevole computo dei ruoli
io talvolta sfibra
confonde orto e selva
sgravando così la parte
dal suo più crudo inverno
4
nell'assurdo
che crepa
l'ostia e il tempo, io s'invena
come topo in fuga nei sifoni
pregando nella corsa l'ombra
e l'infanzia che riluce
5
io salva
all'inguine e alla lingua
la giustezza delle carni
il cedevole lo sposta invece
nella vena aperta dalla voce
6
io schiva
la sete
d'esser vivo dando
ai nomi il moto
tondo dell'astro
e all'asola nel sottosuolo
l'acqua d'ogni dovuto tormento
7
io glabro
sbarca
in coda al tempo, al corpo
per aderire con le sue sole
forze al bianco dello spazio
come a fratello siamese
o alla trasparenza i nomi
8
io fatica
nei cento specchi
nei cento libri nei cento
passi
in quelle cose da soma
da trapasso, sopra le quali però cresce
e attraversando il colmo
migra fino a farsi mano
nuoto
cosa altra e soda
da come
a beato confine, Book Editore, Castel Maggiore 2003
2001 - 2002 |
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© Stefano Guglielmin
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