Presentazione del Festival Torino Poesia e delle Edizioni Torino Poesia

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Estratti da La staticità dei pesci martello, di Tiziano Fratus. In uscita per le Edizioni Torino Poesia

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Quando non si può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme.

Henri Laborit

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mese d'aria densa quanto la stoffa
d'un vestito di pelle fuori stagione
al trasudare del sole. Dove i pensieri
si dilatano in fumo a stento spirato
dall'asfalto che dissipa il suo movimento.

Sulla riva la bimba si accuccia
si abbraccia le gambe ed osserva
la striscia che segna e svanisce
tra le onde al termine della tempesta.


Acqua si spinge.
Acqua si spinge ostinata.
Acqua si spinge ostinata e accarezza
i piccoli piedi che si sono fermati.
Non attende esausta calma di vento
né chinarsi d'onde sotto la linea
dell'orizzonte, ma il calare del sole
a confondere lieve il confine
tra il sudore della terra e il fiato del cielo.

Mese privato
di fame, sete, rumore,
si nutre al battito e prende
l'ascetica calma del cielo.
Mese di eterne presenze
scivolate sui vetri offuscati
al partire del treno della memoria.

La bimba attende che il padre
la sollevi tra le braccia da terra
liberando dal corpo le impronte.
Pone la pianta del piede sul palmo
delle grandi mani congiunte,
stringe le dita naufraghe al vento,
prende la spinta e si leva
in un tuffo nell'acqua all'indietro.

Mese in cui il tempo sta pieno davanti,
non è il ritmo del lavoro a segnare
ma il lavoro del ritmo. Tempo
dove non è più concesso lasciare
cadere neppure una goccia
di vita in buio di terra spaccata,
che tutto ha già partorito
un mondo d'ardente chiarezza.

La bimba si stende supina
sulla spiaggia, si asciuga
un libro ha riaperto
le pagine umide al vento.

Parole che avresti voluto scambiare
le doni ai pochi passanti
senza ritorno, alla vecchia
che non vede più bene, si aggira
nel sole e ti prende per mano,
ai negozianti rimasti a presidio
di strade invase da luce deserta,
al vicino di treno, e in silenzio
al silenzio della sera sui colli,
dove agosto è il mese più giusto
per un tuffo nell'acqua in avanti.

Dal poemetto La notte salva,

in Lo spirito della poesia, Fara 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

A sbranarci il cuore sono state
le bocche voraci della fame,
le hai viste inesauste masticare
sazie schiudersi al silenzio.
Adesso è pienamente che ti parlo,
scivolo le mani istupidite
nella gola aperta del dolore
e stretto tra le dita non è bianco
il pane spezzato del ricordo.

 

ad Antonella Anedda

Anche qui sono venuti giorni
di luce opaca
e senza scampo,
era un qualche agosto ed è di nuovo…
Ancora avvolgo lentamente
bende su ferite semiaperte
che non danno più nemmeno sangue.
E non esiste cura per la malattia
della memoria.

Do vezzeggiativi nuovi al male
- non voglio più chiamarlo col suo nome -
che ha smesso la corazza e indossato
un saio di tristezza pellegrina.
Se anch'io mi svestirò delle parole
che a lungo brandimmo
invece di parlare,
mi armerà il ricordo dell'amore.


Chiara De Luca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ad Ale e Moni

Il tempo ha evacuato la terra dei fantasmi
snudato le lunghe lance della luce
che sfiora il tocco lieve dell'aria,
mentre si allungano ad accarezzare
insinuando la punta sul tavolino
per raddoppiarmi d'ombra le mani,
cammino dove più non potevo,
è solo chi il buio l'ha sceso
a vedere dove viene l'amore
come un fuoco dentro distante
in sentieri che non hanno riparo.

Chiara De Luca


sono sui passi per non rimanere
come ieri, o era un altro magari
un viaggio che si adatta
al non essere più vero
di questo silenzio sceso
su chi non ti usa
su chi non ti chiama casa
per restare a bocca chiusa

Alessandro Assiri


Nel tempo s'impara a migrare internamente,
per cambiare casa non occorre traslocare:
sbiadiscono le voci come stanche foto
non danno nostalgia paesaggi già sommersi,
s'incartano i ricordi belli per riporli
come ciò che del vissuto è stato risparmiato.
È una musica l'assenza che sfuma intensamente,
siamo note nel vuoto a cercare uno spartito
e non resta bianco all'infinito il pentagramma.

Chiara De Luca



vedi torniamo a esser deboli
in ogni giorno che al futuro assomiglia
in un posto speciale dove
tragicamente
disperarsi a pochi passi da casa
dove il tempo non è pieno
ma solo arrotondato per tornare



Alessandro Assiri


Sentire il moto inverso della vita
comporsi sotto il passo di tallone
è stato un giorno come rivenire,
non nelle pupille ma nel bianco
dell'occhio imprime la fascinazione,
animare dita timide di ombre
segnare volti in pace all'ubriaco
che sugge luce nel deserto dell'attesa
dove dimora è chimera in lontananza,
oasi coincisa col principio del ritorno
senz'aver coperto la distanza.

Chiara De Luca



Dove eravamo dimmi
e dov'era il tentativo
in fondo a quello che non abbiamo saputo
interrogare
sonnecchiando nelle parole non dette
aspettando bottiglie dal mare

Alessandro Assiri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terzolas, 26-27 luglio.
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Tieni il sogno e cancella i contorni
dell'incertezza
perché l'essere abusa dell'invisibile
e trova carne in una solitudine amara.
C'è qualcosa di tragico
nel cercare la vita in altri cuori, un battesimo
vicino ad un rito di morte. E se giungiamo alla fiducia
o alla virtù, se riusciamo a vedere il segreto
di un'altra persona, partecipi di un mondo
rarefatto, non eterno, soffriamo.
Di questa luce.
Di questa ricerca.
Non volgiamo lo sguardo
alla separazione.
Per il suo slancio mortifero
verso l'istante.

Gianluca Chierici

 

 

 



 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Inferno è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare di saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio

Italo Calvino

 

Per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, desiderosi d'ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali che esplodono tra le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno oh!

Jack Kerouac

 

 

Un atto, per quanto innocente, non si esaurisce nella solitudine. Produce, come effetto, un altro atto, e mette in moto un'intera catena di eventi. Dove finisce la responsabilità nei confronti del proprio atto che si prolunga così in maniera infinita in una trasformazione incalcolabile e mostruosa?

Milan Kundera